Ristorazione al bivio: testimonianza o rappresentanza?
Dopo l'incontro a Milano promosso da Alajmo, la categoria deve scegliere cosa fare. Può bastare il pungolo
ai politici dei soli stellati o serve un momento sindacale forte? Il confronto è aperto
Fra l'Alitalia (dove dopo settimane di scontri al calor bianco tutto è finito a tarallucci e vino, con gli italiani che pagheranno l'ennesimo costo di politiche che hanno poco a che fare con il mercato), lo scandalo del latte cinese avvelenato (e non solo quello...), o l'ennesimo ritrovamento di vino adulterato (stavolta è toccato all'Amarone), non è che ci sia proprio da stare allegri.
Per fortuna ci sono anche novità interessanti. Fra queste, e non era proprio scontato, c'è la possibilità che i cuochi comincino, finalmente, a parlare fra di loro con l'obiettivo di dare la giusta valorizzazione a un settore strategico per il Made in Italy. La speranza deriva dai risultati dell'incontro promosso a Milano da Raffaele Alajmo con gli iscritti a 7 associazioni-cartello di ristoranti, su cui riferisce Matteo Scibilia, da cui potrebbe nascere una sorta di Forum fra le sigle coinvolte per autocertificarsi come Ambasciatori della cucina italiana.
Avendo da sempre sostenuto la necessità che la ristorazione italiana 'faccia squadra” non possiamo che felicitarci dell'evento. E proprio perchè teniamo molto a uno sbocco positivo di questa disponibilità al dialogo espressa da associazioni che rappresentano 'una parte” del meglio che c'è in Italia in cucina (ma che si limita al massimo a 600 ristoranti in concorrenza fra loro per gli stessi clienti, oltre ad altrettanti all'estero), come rivista più diffusa nel mondo della ristorazione italiana ci permettiamo qualche osservazione che ci deriva dai contatti quotidiani con molti amici cuochi, stellati e non.
Se è giusta l'azione di pungolo alla politica (che solo da pochi mesi, anche su stimolo di 'Italia a Tavola” comincia a dare segnali di attenzione al settore), temiamo però che non si possa risolvere un problema di arretratezza di normative, escludendo a priori di 'sporcarsi le mani” facendo attività sindacale. Il rischio è di fare solo testimonianza. Si può discutere, e anzi lo si deve fare, se la sede migliore di una rappresentanza forte per i circa 100mila ristoranti italiani possa essere la Fipe, invece che la Confesercenti, o un nuovo sindacato, ma non si può fare finta di ignorare che il vero punto di svolta sia questo. Con un sindacato si deve avere a che fare.
Potrebbe rivelarsi un errore pensare che le questioni di fondo per il futuro della ristorazione italiana e del Made in Italy a Tavola possano essere affrontati 'a prescindere” da posizioni di forza e rappresentanze reali di interessi. é difficile immaginare che i contratti si possano fare con un 'cartello autoreferenziale” di cuochi stellati (ammesso che ci stiano tutti). Perchè non utilizzare invece l'autorevolezza che deriva dall'essere riconosciuti come i più noti per fare 'pesare” quanti più ristoratori possibili?
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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