«Parlare di latte cinese è parlare di latte killer». è lapidaria la dichiarazione del sottosegretario al Welfare con delega alla Salute Francesca Martini (nella foto), che ha ribadito che questa vicenda che ha coinvolto «più di 50 mila bambini (ma ultime notizie parlano di 10 mila bambini intossicati in più) e provocato molti decessi è un vero e proprio attentato alla salute globale».
 Il latte allungato con la melamina, una sostanza chimica che fa apparire più alto il contenuto proteico del prodotto, ha causato la morte di quattro bambini mentre migliaia sono ricoverati in ospedale con i calcoli renali. Le autorità cinesi non hanno ancora risposto alle denunce di alcuni organi di stampa internazionali, secondo le quali l' allarme sul latte alla melamina era stato lanciato alla fine del 2007 e ritardato prima a causa della reticenza delle autorità locali e poi per non "turbare" lo svolgimento delle Olimpiadi di Pechino.
Sulla sicurezza dei ristoranti cinesi Martini ribadisce: «Amo la cucina italiana. Comunque i miei figli non li manderei. Sono per la rintracciabilità del prodotto». E alla domanda se i negozi cinesi e più in generale etnici vendono prodotti certificati ha risposto: «Se sono presenti prodotti illegali siamo ai margini della sicurezza. E abbiamo già avuto prove con controlli a campione che esiste questa possibilità visto che a Milano sono stati sequestrati latte e derivati illegali e a Firenze oltre 6 quintali di biscotti».
In più ha ribadito che assolutamente, il latte europeo che si trova in Italia «è sicuro - rassicura la Martini - perchè da moltissimi anni è vietata l'importazione di latte e derivati di origini cinese in Italia». C'è preoccupazione però per i prodotti che possono contenere  percentuali di latte o anche solo tracce di latte, come integratori alimentari, cereali in polvere, biscotti, caramelle, preparati per zuppe. «Questi prodotti ovviamente sono presenti anche nel nostro Paese, ma in negozi assolutamente specializzati, negozi etnici. Non sono prodotti che normalmente sono diffusi sugli scaffali dei nostri supermercati. Io quindi mi sento di rassicurare i consumatori, rispetto a tutto quanto viene distribuito legalmente in Italia».

«Sindrome cinese? Non c'è niente di ideologico, ma il problema è oggettivo. In Cina, nei processi produttivi non vengono applicati quei protocolli che riguardano la sicurezza del consumatore e che in Europa abbiamo introdotto da tempo Per cui è chiaro che non è un problema ideologico, ma oggettivo. Bisogna poi riflettere sulla delocalizzazione produttiva, che «comincia a dare i primi segni di difficoltà, di disagio, di gravità: delocalizzare oggi non significa soltanto una riduzione del costo del lavoro, ma anche una riduzione delle garanzie per chi poi quel prodotto lo consumerà: mi sembra - conclude la Martini - una cosa assolutamente grave».

OMS: NUOVI DECESSI "POSSIBILI"

Altri decessi di bambini a causa del latte contraffatto sono "possibili", secondo il responsabile per la Cina dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), Hans Troedsson. Troedsson ha affermato che la crisi del latte velenoso é stata "probabilmente" causata da «un misto di ignoranza e di deliberati ritardi nel denunciare la situazione». Oggi la White Rabbit, un'impresa che produce dolci al latte, ha annunciato la sospensione della vendita dei propri prodotti. Il commissario europeo per il commercio Peter Mandelson, in visita in Cina, ha sostenuto che il governo cinese «ha agito in modo appropriato» alla situazione, e ha bevuto un bicchiere di latte cinese per dimostrare come la contaminazione sia un fenomeno circoscritto.

AL VIA I CONTROLLI IMPORT DI PRODOTTI A RISCHIO
La Commissione europea deciderà oggi, oltre al bando sull'importazione dalla Cina di prodotti alimentari per neonati e bambini, anche l'avvio di controlli sanitari a tappeto «sul 100% dei prodotti alimentari che contengono più del 15% di latte in polvere cinese». Lo ha detto Nina Papadoulaky, portavoce della commissaria europea alla Sanità Androulla Vassiliou. Inoltre - ha precisato la portavoce - Bruxelles prevede di imporre «l'obbligo di effettuare test a sorpresa e per campione sui prodotti alimentari cinesi già presenti sul mercato europeo».

MA FEDERCONSUMATORI NON CI STA: INDEGNO CRIMINALIZZARE I RISTORANTI CINESI
«è ora di finirla con l'indegna criminalizzazione dei ristoranti cinesi. Per operare nel nostro Paese tutti gli esercizi sono sottoposti a precise norme di legge,  sia quelli italiani che etnici». Lo sottolinea in una nota il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti, in merito alle polemiche sull'opportunità di frequentare ristoranti cinesi, dopo lo scandalo del latte contaminato con melamina. Ovviamente, spiega Trefiletti, è «importante vietare l'importazione di prodotti nocivi, ampliare le verifiche e i controlli nei confronti di tali prodotti, sviluppare, promuovere e consumare il made in Italy, ricercando sempre maggiore qualità e piena convergenza con le proposte, che vengono anche dal mondo agricolo, di realizzare l'obbligatorietà nell'etichetta dell'indicazione di origine dei prodotti. Bisogna però smetterla - aggiunge il presidente di Federconsumatori - con la criminalizzazione dei ristoranti cinesi, che operano all'interno di normative italiane, assai rigorose in questo campo, sottostando a regole ben precise».

«Stupisce perciò ed è particolarmente grave - osserva Trefiletti - che alle voci contro i ristoranti cinesi, si uniscano anche importanti figure istituzionali. Le questioni relative ai luoghi in cui gli italiani consumano propri i pasti non sono di competenza dei rappresentanti del governo, che dovrebbero astenersi dal dare adito a polemiche insensate». Se, a causa del latte cinese contaminato, si boicottassero tutti i ristoranti cinesi, si chiede il presidente di Federconsumatori, «allora cosa si dovrebbe fare quando si verificano casi di prodotti italiani o europei adulterati? Tra la "mucca pazza", le uova avariate, la mozzarella alla diossina e il recentissimo caso di formaggio scaduto, si dovrebbero, in tutti questi casi, evitare i ristoranti italiani?».

 

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