cibo pubblico

Il pasto nei luoghi pubblici non è un elemento accessorio
La ristorazione collettiva vale 1 miliardo di pasti l’anno ed è un pilastro dell’economia e del welfare sociale. In questa intervista al presidente Anir Confindustria Massimo Piacenti analizziamo il momento del comparto in Italia. Tra criticità e nuove sfide, emerge il valore sociale di un servizio essenziale, ancora poco riconosciuto ma fondamentale per la collettività.
Quando si parla di Ristorazione Collettiva l’opinione pubblica è spesso condizionata da notizie di cronaca, tutte o quasi negative, che danno l’idea che il settore sia un enorme concentrato di problemi da trattare con sufficienza, distacco e, a volte, una buona dose di indignazione, giusto il tempo per registrare l’intervento delle autorità sanitarie nelle mense degli ospedali o per raccogliere i reiterati reclami dei genitori dei bambini costretti a pasti scolastici mai all’altezza delle loro aspettative.
Eppure, il comparto è estremamente importante e rappresenta uno dei fondamenti dell'economia nazionale, per non parlare degli aspetti sociali connessi, con oltre 1 miliardo di pasti all’anno serviti, 100mila addetti e più di 6 miliardi di fatturato.
Dalla scuola agli ospedali: un servizio presente in ogni fase della vita
Ciascuno di noi, nel corso della sua vita, prima o poi, ne usufruisce, spesso senza rendersi conto del valore che ci viene offerto, a fronte di un prezzo molto basso o nullo. Un percorso che inizia con la scuola, prosegue nelle aziende, capita se ricoverati in un ospedale, fino a concludersi con le residenze per gli anziani o, in alternativa, i servizi a domicilio per chi non è in grado di prepararsi un pasto adeguato.
In ogni aspetto della nostra vita, se ci riflettiamo, c’è chi pensa alla nostra alimentazione, ma, ciò nonostante, il settore è o si sente invisibile o quantomeno considerato poco o male.
Il valore sociale del cibo: nutrizione, diritti e condivisione
In queste pagine si affrontano tanti temi legati al mondo della ristorazione, dello stare a tavola, per questo, si ritiene utile, se non doveroso, dare spazio a tutti quegli operatori che si occupano, a diverso titolo, delle tavole più grandi e delicate. Tavole dove si impara a mangiare da piccoli, quelle dove ci si nutre nelle pause delle giornate di lavoro, quelle in cui si condivide un pasto e, contemporaneamente, si dà concretezza a quello che è, come suggerito da Carlin Petrini, un gesto politico in un ambiente comune, spesso palestra di diritti, quelle dove, quando stiamo male o in difficoltà, c’è sempre un piatto caldo che lenisce e conforta.
Un impegno, quello delle aziende di ristorazione collettiva, certamente volto al profitto, ma anche all’attenzione al prossimo, proprio perché nutrire le persone è anzitutto un valore, appunto, collettivo, concetto che, forse, renderebbe meglio l’idea di socialità e condivisione se lo definissimo comunitario.
Le sfide del settore e le opportunità da cogliere
Tuttavia, nonostante la nobiltà che si dovrebbe riconoscere a questa attività, le aziende del settore vivono una situazione di difficoltà che va oltre la percezione di cui scrivevamo nell’incipit, perché le sfide da affrontare sono tante e sempre più pressanti, ma c’è chi non si perde d’animo e non vede solo problemi, ma anche opportunità.
Per approfondire queste tematiche vale la pena di leggere le parole di chi, ogni giorno, si impegna per il benessere dei propri clienti/utenti e, come vedremo, anche dei propri dipendenti. E la parola passa quindi a Massimo Piacenti, presidente di Anir Confindustria, Associazione nazionale delle imprese di ristorazione collettiva, che rappresenta le più importi imprese comparto.





