«Oggi è una giornata storica perché finalmente possiamo dire che l'Italia, dopo 24 anni, ha riconquistato il ruolo che le spetta in Europa. L'esito di questa lunga maratona negoziale è il risultato più evidente del grande lavoro diplomatico che il nostro Paese ha saputo fare in sede comunitaria e la soddisfazione più grande per me, che fin dall'inizio non ho voluto delegare nessun funzionario a rappresentarmi in Europa, come accadeva in passato, ma che ho scelto di trasformare Bruxelles nella mia seconda casa».
 Con queste parole il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato l'accordo sulla revisione della Politica agricola comune (Pac), siglato oggi a Bruxelles dal Consiglio dei Ministri Ue dell'Agricoltura dopo 18 ore di negoziati. «Questa è la vittoria di una squadra e degli uomini che la compongono: l'Italia – ha detto il Ministro - esce a testa alta da un negoziato che qualcuno aveva definito sgangherato. Ringrazio in particolar modo il commissario all'agricoltura Mariann Fischer Boel e il presidente di turno del Consiglio agricolo Michel Barnier per aver accolto la nostra piattaforma».
L'Italia ha raggiunto gli obiettivi prefissati su tutte e quattro le tematiche al centro del negoziato: il futuro delle quote latte; la modulazione (ossia il trasferimento delle risorse dagli aiuti diretti allo Sviluppo Rurale); le misure di sostegno per problematiche settoriali o regionali (articolo 68), e il recupero dei fondi non utilizzati.

Sul fronte del latte, l'Italia ha ottenuto un aumento della quota di produzione del 5%. L'accordo prevede inoltre una revisione del metodo di calcolo della materia grassa nel regime delle quote: ciò significa che per il nostro Paese è prevista la possibilità di un aumento produttivo ulteriore di circa l'1%. Nel complesso l'Italia potrà usufruire di un incremento di circa 620 mila tonnellate, per un valore di mercato annuo di circa 240 milioni di euro. Ciò consentirà agli allevatori di compensare ampiamente i quantitativi in esubero rispetto alla quota nazionale.
«Non ci saranno sanatorie – ha precisato il Ministro – prima si procederà alla regolarizzazione e al pagamento delle multe, poi si passerà alla distribuzione delle quote agli splafonatori. Avere le quote per il futuro non può prescindere dalla regolarizzazione».
Peraltro, l'Italia ha ottenuto un trattamento ad hoc: mentre per gli altri paesi Ue è previsto un aumento progressivo dell'1% l'anno, per cinque anni, il nostro Paese potrà invece attribuire ai produttori l'intero aumento già a partire dal 1° aprile 2009. Tale aumento consentirà alle nostre aziende di assorbire le eccedenze produttive evitando il pagamento del prelievo per le prossime campagne.
In una nota in calce all'accordo sulla revisione della Pac, l'Italia ha reso noto che «le quote latte addizionali saranno assegnate in via prioritaria a quei produttori che sono stati responsabili del superamento della quota nazionale di latte. Si tratta di riportare alla legalità – ha dichiarato il Ministro – coloro i quali, in virtù di un sistema iniquo, sono stati costretti a lavorare al di fuori della legalità. Inoltre, abbiamo spiegato alla Commissione e ai partner europei che l'incremento non è destinato a nuove mungiture».
Per quanto concerne il trasferimento delle risorse dagli aiuti diretti allo Sviluppo rurale (modulazione), l'impatto della misura è stato notevolmente ridimensionato rispetto all'ipotesi avanzata dalla Commissione e sono state accolte le preoccupazioni manifestate dall'Italia, che ha sottolineato l'esigenza di non ridurre eccessivamente gli aiuti diretti destinati ai produttori in una fase di mercato contraddistinta da notevoli elementi di incertezza.
La modulazione introdotta dall'accordo ammonterà al 5% rispetto all'8% della proposta iniziale per lo scaglione di base tra 5.000 e 300.000 euro. Un'aliquota del 4% è inoltre prevista in aggiunta per gli aiuti superiori a 300.000 euro. Tutto ciò consentirà di varare nuove misure nell'ambito dello Sviluppo Rurale, finalizzate a consentire alle imprese di affrontare in modo adeguato le nuove sfide del mercato.

 L'accordo ha introdotto poi un regime che consente agli Stati membri di intervenire con misure specifiche in presenza di problemi settoriali o regionali. L'Italia ha infatti chiesto ed ottenuto una maggiore flessibilità per l'attivazione delle misure previste dall'art. 68, in particolare l'aumento del tetto massimo al 3,5% per le misure accoppiate. In base al nuovo regime, si potrà destinare parte delle risorse previste per gli aiuti disaccoppiati a nuove misure: il nostro Paese avrà quindi la possibilità di incentivare la qualità o di sostenere determinati settori produttivi o alcune regioni, con una dotazione annua di circa 420 milioni di euro annui, dei quali 150 milioni erogabili attraverso misure accoppiate.

L'Italia ha inoltre chiesto e ottenuto la predisposizione di meccanismi che consentano di poter utilizzare i fondi del regime di pagamento unico assegnati ma non richiesti dagli aventi diritto: sarà possibile utilizzare il 4% del massimale nazionale per finanziare le risorse necessarie per l'erogazione del sostegno specifico. L'Italia avrà quindi a disposizione circa 140 milioni di euro da poter usare quale sostegno specifico.
«Per quanto riguarda il settore del tabacco – ha spiegato Zaia – la questione è solo temporaneamente conclusa». L'Italia aveva chiesto misure specifiche di sostegno al settore per attutire l'impatto del disaccoppiamento totale nel 2010. «Anche su questo fronte – ha precisato il Ministro - il nostro impegno negoziale è stato massimo, tanto che questa notte, in corso di trattative, abbiamo voluto convocare i rappresentanti dei tabacchicoltori».
Infine, per ciò che concerne il grano duro e il riso, l'accordo raggiunto prevede che sia possibile attivare una rete di sicurezza in caso di crisi di mercato.

Cia: accordo positivo ma occorre definire le regole eque
Un accordo sostanzialmente positivo per il latte. Così si esprime la Confederazione italiana degli agricoltori dell'Emilia Romagna in merito alla conclusione del negoziato comunitario dell' 'health check” (stato di salute) della Politica agricola comune. L'intesa prevede, tra le altre cose, un aumento per l'Italia del 5% della produzione di latte.
Secondo la Cia l'intesa lascia alcune zone d'ombra che richiedono approfondimenti e chiarimenti. Nel complesso, però, rappresenta un primo passo avanti per garantire le risorse all'agricoltura dopo il 2013. Per quanto riguarda il latte, l'accordo è positivo, poiché l'aumento per il nostro Paese scatta immediatamente e risponde alle esigenze degli agricoltori. Chiediamo però che si apra subito un Tavolo di confronto per definire in maniera equa e organica l'assegnazione di questo aumento. Ovviamente, bisogna tenere nel debito conto tutti quei produttori che sono stati nella legalità e hanno rispettato le regole. Questo è per noi un punto irrinunciabile.
Per l'Italia, secondo quanto ha comunicato la Commissione europea, l'aumento del 5% sarà introdotto immediatamente nel 2009/2010. Nel 2009/2010 e nel 2010/2011 gli agricoltori che superano la propria quota di oltre il 6% subiranno una maggiorazione del superprelievo del 50%.

Rama, Università Cattolica: riconosciuto deficit italiano
«Questo aumento del 5,8% delle quote latte concesso all'Italia da subito corrisponde all'aumento che per gli altri Stati è stato deliberato scaglionato di qui al 2013. L'Unione europea ha riconosciuto dunque il lavoro del ministro per le Politiche agricole Luca Zaia e soprattutto la particolare situazione deficitaria nella produzione del nostro Paese». Così ha commentato Daniele Rama, direttore dell'Osservatorio Latte della Smea, l'Alta scuola di Economia agroalimentare dell'Università Cattolica, sull'esito del negoziato agricolo condotto a Bruxelles dai ministri dei 27 Paesi dell'Unione europea.
«L'aumento del 5,8% puo' considerarsi un fatto positivo - ha proseguito Rama - e lo sarà tanto più se il ministero per le Politiche agricole e le Regioni investiranno questo "pacchetto" di quote per regolarizzare le posizioni dei produttori. Questo aumento deve essere interpretato come un "atterraggio morbido" in vista della liberalizzazione del mercato dopo il 1° aprile 2015».
Sul fronte del prezzo, Rama ha cercato di tranquillizzare il mondo agricolo. «E' comprensibile la preoccupazione dei produttori e delle cooperative - ha sostenuto - ma bisogna allo stesso tempo sottolineare che il prezzo del latte è influenzato anche dall'andamento del segmento caseario». Questo significa che a fronte di un aumento delle quote la risposta del mercato potrebbe non essere penalizzante per i produttori.

L'aumento del 6% inciderà sui prezzi
Con 600mila tonnellate di latte in più assegnate dai ministri agricoli dell'Ue al nostro Paese dal prossimo 1° aprile, si prevede una diminuzione dei prezzi alla stalla fra il 10 e il 15%. Il mercato del latte italiano scenderà dagli attuali 39 euro/100 chilogrammi a una cifra compresa fra 33,15 e 35,1 euro.
Ora bisognerà attendere il decreto legge del ministero delle Politiche agricole in merito alla distribuzione delle 600mila tonnellate di quote latte (+6%) ottenuto dall'Italia in mattinata a Bruxelles, in occasione della Health Check della Pac (Politica agricola comunitaria). I criteri di assegnazione, infatti, avranno ripercussioni sul mercato lattiero caseario.
I timori della maggior parte dei produttori di latte italiani sono quelli di un crollo dei prezzi di mercato. Ma di quanto?
Il Centro Studi di Fieragricola-Veronafiere ha calcolato un ridimensionamento del prezzo – con l'aumento del 6% delle quote latte – fra il 10 e il 15%. In Lombardia, cuore della produzione con il 42% del latte italiano, i valori dal prossimo 1° aprile 2009 si prevede dunque possano arretrare fra i 33,15 euro/100 litri e i 35,1 euro/100 litri, ai quali andranno aggiunti i titoli della Pac.
Valori al di sotto dei costi medi di produzione per stalle con meno di 100 vacche, fissati in 37 euro per 100 chilogrammi di latte prodotto (Elaborazioni su banca dati Rica-Inea, anno 2007). Allineati invece ai prezzi di mercato i costi di una stalla di dimensioni fra 100 e 149 animali (32,99 euro/100 chilogrammi), anche se fra il 2007 e il 2008 le spese per le aziende agricole (energia, manodopera, agrofarmaci, sono aumentate notevolmente).

 
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