Non c'è proprio pace per lo scandalo Brunello che, purtroppo, nonostante le operazioni da pompiere dai grandi produttori e dell'Unione Italia vini, continua e continuerà a dare soprese non proprio gradite... La procura della repubblica di Siena, riguardo all'ipotesi di violazione del disciplinare di produzione, da parte di alcuni produttori della zona, a metà agosto, avrebbe proceduto, dopo alcuni controlli, al sequestro di altri  diecimila ettolitri di vino di una o più aziende di Montalcino. I magistrati stanno inoltre aspettando l'esito di una consulenza chimico-biologica, affidata ad laboratorio specializzato della zona di Asti, riguardante la produzione 2002/2003, per conoscere con quali uve è stato fatto il Brunello sotto inchiesta.

Questo in particolare quanto scrive la "Nazione" di oggi:

"L'inchiesta sul Brunello si allarga. E nuove aziende entrano nel maxi fascicolo aperto dalla procura di Siena per frode in commercio legata alla violazione del disciplinare di produzione del vino che piace ai vip e a cui anche il premier Silvio Berlusconi ha sostenuto recentemente di assomigliare perché invecchiando migliora. A Siena erano giorni di Palio quando la Guardia di Finanza, coordinata dal procuratore capo Nino Calabrese e dal pm Mario Formisano, è tornata fra i vigneti di Montalcino. In punta di piedi, senza fare clamore, ripetendo un copione già visto: controlli sulla produzione del Brunello ma anche su quella di altri tipi di vino. Controlli che avrebbero condotto al sequestro di circa 10mila ettolitri in una nota azienda locale, non esclusivamente però di Brunello.
Un provvedimento autorizzato dal gip nei confronti del quale, come di prassi, è stata presentata richiesta di riesame perché, ovviamente, il quantitativo non può essere commercializzato. A questa novità se ne dovrebbe aggiungere un'altra entro poco tempo, probabilmente già la prossima settimana: l'esito della consulenza chimico-biologica affidata dalla procura a inizio maggio ad un laboratorio di Asti specializzato. Un accertamento svolto in contraddittorio con gli esperti nominati dalle aziende entrate inizialmente nell'inchiesta. Attraverso tecniche innovative e analisi su campioni prelevati - relativi all'annata 2002-2003 - si vuole sapere con quali uve è stato fatto il Brunello contestato, se con sangiovese al 100% come prevede il disciplinare, oppure mischiato con altre uve, in primis francesi, violando dunque le regole come sostenuto dalla procura.
L'inchiesta però non frena le vendite del vino, conferma Patrizio Cencioni, presidente del Consorzio che riunisce i produttori. "Novità nell'inchiesta? Non abbiamo alcuna notizia al riguardo", dice evidenziando invece che la commercializzazione del Brunello non ha risentito dell'indagine e tantomeno del blocco da parte degli Usa, paventato ma poi scongiurato anche grazie all'intervento del ministro Luca Zaia. "Al 30 giugno abbiamo consegnato ai produttori circa 5 milioni di fascette - osserva Cencioni - un bel numero se si considera che la produzione totale di bottiglie del 2003 era di 6,2 milioni". Quanto alla possibilità di ritoccare il disciplinare, lasciando maggiore libertà ai singoli, il presidente ribatte che non vi è alcun appuntamento ad oggi fissato per affrontare l'argomento. "La prossima assemblea del Consorzio è quella per il bilancio preventivo, entro novembre. Personalmente cosa penso? Continuerò a fare il Brunello come sempre, con sangiovese al 100%".

Laura Valdesi   "

E intanto cala l'export di vino degli Usa
Le bottiglie di vino Made in Italy esportate negli Stati Uniti fanno segnare dopo anni di crescita ininterrotta una calo del 3,5 per cento, con l'avvio dell'indagine sul mancato rispetto dei requisiti del disciplinare del Brunello di Montalcino la cui produzione è assorbita per un quarto proprio dal mercato statunitense. E' quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati dell'IWFI relativi al primo semestre 2008 in occasione del nuovo sequestro di circa 10 mila  ettolitri di Brunello effetuato dagli uomini della guardia di finanza che avrebbero visitato una 
nota azienda che produce Brunello e non solo. Il calo quantitativo fatto registrare sul mercato statunitense è certamente dovuto anche agli effetti del rapporto di cambio tra euro e dollaro, ma rappresenta anche - sottolinea la Coldiretti - un preoccupante campanello d'allarme.

«Se un tempo fa bastava essere seri al 99 per cento oggi non basta più, occorre esserlo al 100 per cento. Al Made in Italy non si perdonano leggerezze». ha affermato il presidente Sergio Marini nel sottolineare che 'il caso del Brunello di Montalcino è esemplare. La non compiuta corrispondenza fra indicazioni in etichetta e componenti costitutive del prodotto, rischia di costarci cara sul piano internazionale anche se l'azione tempestiva del ministro Zaia ha evitato maggiori ed enormi danni economici e d'immagine con il superamento del blocco. Non si tratta - precisa Marini - di un vino prodotto con un uvaggio scadente, né sono in gioco sicurezza alimentare o qualità organolettica, semplicemente le percentuali di uvaggio sembrerebbero leggermente difformi da quelle annunciate. E' sopratutto una questione di serietà e trasparenza.”

Con un giro d'affari di oltre 120 milioni di euro, 247 produttori e sette milioni di bottiglie vendute ogni anno per il 62 per cento all'estero, il Brunello di Montalcino è considerato - continua la Coldiretti - un simbolo del vino italiano nel mondo. Il 25 per cento della produzione totale di Brunello è assorbito dagli Stati Uniti, seguiti dalla Germania (9 per cento), dalla Svizzera (7 per cento), dal Canada (5 per cento), dall'Inghilterra e dal Giappone (3 per cento).


ll calo - continua la Coldiretti - non ha tuttavia intaccato la leadership italiana tra i vini stranieri importati negli Usa davanti all'Australia e alla Francia e al Cile: una bottiglia straniera su tre che varca i confini Usa viene dal Belpaese. Con la vendemmia 2008 si prevede peraltro uno storico sorpasso dell'Italia sulla Francia dove la raccolta dell'uva si annuncia come la piu' debole dal 2000, inferiore del 10 per cento alla media degli ultimi cinque anni, secondo le previsioni del Ministero dell'Agricoltura d'oltralpe. La produzione italiana è invece stimata in aumento di circa il 5-10 per cento in Italia dove dovrebbe superare i 46 milioni di ettolitri di produzione previsti per i cugini francesi. Dal punto di vista qualitativo - conclude la Coldiretti - le previsioni in Italia sono per una vendemmia di buona qualità con un 60% dei raccolti destinati alla produzione di vini Docg, Doc e Igt.


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