Dopo la mozzarella un altro simbolo del made in Italy a tavola cade nel fango, ma stavolta le responsabilità purtroppo pare che siano solo dei produttori coinvolti. La Procura di Siena indaga per frode in commercio alcune aziende di Montalcino. Secondo fonti riportate da "La Repubblica di Firenze" sarebbero coinvolte sette aziende fra le quali tre grossi produttori (Antinori, Frescobaldi e Argiano) per cui lavorerebbero le persone indagate, mentre nelle tenute di altri quattro noti produttori sarebbero in corso accertamenti. Ha già fatto sequestrare da Guardia di Finanza e Ispettorato del Lavoro ettari di vigneti, cantine e bottiglie. Si parla di Brunello tagliato con altre uve: il disciplinare del vino più famoso d'Italia sarebbe stato tradito accostando in bottiglia il Sangiovese con altri vitigni. Il danno di immagine sarebbe gravissimo, e ricadrebbe pesantemente sulle circa 250 aziende della zona di produzione.
L'ipotesi è che i produttori "incriminati" usassero tra il 10 e il 20% di uve non Sangiovese nel loro Brunello. Va precisato che il disciplinare prevede invece rigorosamente l'impiego al 100% del solo Sangiovese. Il peggio è che, in un'area dove "tutti" i produttori aderiscono al consorzio (forse unico caso in Italia), quelli indagati avrebbero prodotto in zona le diverse uve - Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot - a volte sacrificando ettari storicamente coltivati a Brunello.
Ma rispondono i grandi nomi interessanti, ostentando comunque una certa sicurezza. «Il fatto non sussiste e siamo convinti che chiariremo tutto - afferma Tiziana Frescobaldi -», mentre da Antinori assicurano che «non mandiamo fuori cantina neppure una goccia di Brunello 2003, se anche potessimo non lo faremmo - ribadisce Piero Antinori. Vogliamo che prima questa vicenda sia chiarita e siamo fiduciosi che ciò avvenga alla svelta per quanto ci riguarda». Mentre da Argiano confermano di aver avuto la visita della finanza tra dicembre e gennaio e di aver declassato da Sant'Antimo ad Igt alcune qualità di vino.

Gli investigatori, per parte loro, ritengono che l'operazione sia avvenuta a partire dal 2003 (annata ufficialmente presentata all'Anteprima del mese scorso) e hanno indagato tre o quattro persone in ogni azienda coinvolta. Forse l'intento era quello di produrre un vino più morbido e gradevole per certi palati, come quelli americani. Ed è stato proprio un blog della nota rivista statunitense 'Wine Spectator” a segnalare per primo l'inchiesta, dicendo però che il vino per truccare il Brunello arrivava dal Sud, cosa esclusa dagli inquirenti. Un'osservazione fatta anche da "Italia a tavola" che non a caso aveva messo in rilievo la poca omogeneità del prodotto attualmente in commercio.
Sono tuttora in corso le verifiche sul rispetto del disciplinare del Brunello di Montalcino. Lo puntualizza in una breve nota la procura della repubblica di Siena che sta conducendo un'inchiesta di cui si occupano lo stesso procuratore capo Nino Calabrese e il sostituto Mario Formisano coadiuvati dalla guardia di Finanza e dagli uomini dell'ispettorato centrale per il controllo di qualità dei prodotti agroalimentari di Firenze. Si tratta di una inchiesta condotta nella più assoluta riservatezza sulla quale la magistratura sta lavorando da tempo e che ha messo a rumore il mondo di coloro che il vino Brunello, la cui notorietà va oltre i confini nazionali, lo apprezzano per la sua qualità. E che è al centro di un consistente giro di affari. Nella stes