Abbiamo incontrato Ferran Adrià in occasione della terza edizione di 'Identità Golose” a Milano, il Congresso italiano di cucina d'autore. La Guida Michelin lo ha considerato il numero uno, il New York Times l'ha etichettato come il 'migliore del mondo” e nel 2006 ha vinto, unico cuoco nella storia, il 'Lucky Strike Designer Award”, uno dei premi che contano nel mondo del design. Per il terzo anno consecutivo si è affermato al 'San Pellegrino World's 50 Best Restaurants Award”.
Ma è possibile dare dei voti al gusto? Lui si schernisce: «sono soltanto un 'cocinero” che lavora dal mattino alla sera».
Ferran Adrià è giovane, ha solo 44 anni, è sposato, e viene dai sobborghi di Barcellona. Calciatore mancato del Santa Eulalia F.C. è oggi lo chef più importante e originale nel panorama della ristorazione internazionale perché ha inventato la cucina destrutturata (rivisita ricette tradizionali utilizzando gli ingredienti, ma in modo diverso) con l'uso innovativo e straordinario del sifone e dell'idrogeno nell'iperspazio della sperimentazione. è definita anche 'gastronomia molecolare”, anche se Adrià preferisce descrivere il proprio stile come 'avant garde” oppure 'decostruzionismo gastronomico”. Come i maccheroni con tuorli d'uova guarniti con la classica spuma ai gamberi fritti secondo il metodo giapponese della tempura.
Il suo ristorante 'El Bulli” a Cala Montjoi, Roses, a pochi chilometri da Girona, è aperto per 160 giorni l'anno, ed è l'unico locale a tre stelle Michelin che non ha un menu. E che non serve il pane. Ma si può ordinare gelato di parmigiano, minestre destrutturate, 'spuma di fumo”. Il locale è aperto solo la sera, da marzo a settembre, e le richieste di accedervi, che superano il milione, sono quelle di una clientela talmente intenzionata a trovare 'qualcosa di particolare” da prenotare addirittura da un anno all'altro. «Potrei far pagare fino a 600 euro e la gente verrebbe lo stesso. Oppure, se volessi fare affari, aprirei altri cinquanta locali come 'El Bulli” in giro per il mondo. Ma non lo faccio per soldi» ha confessato. è tra l'altro proprietario di un albergo a Siviglia e guadagna assai bene scrivendo libri di cucina e partecipando a conferenze.
Il suo sogno: aprire un ristorante con un solo tavolo, da sei persone, ma in un luogo incantevole. Magari su una spiaggia, a pochi passi dal mare.

Sergio Mei