Vini dealcolati, Hofstätter propone l’etichetta con menzione geografica
Il mercato dei vini dealcolati in Italia cresce, ma serve chiarezza normativa. Martin Foradori Hofstätter propone menzioni geografiche in etichetta e tutela del consumatore per distinguere i prodotti
Il settore dei vini dealcolati in Italia sta vivendo un’espansione significativa, ma permangono dubbi normativi che rischiano di creare confusione tra consumatori e operatori del settore. A sollevare la questione è stato Martin Foradori Hofstätter, produttore altoatesino e tra i pionieri italiani nella produzione di vini senza alcol. Durante un incontro stampa a Roma, il viticoltore ha sottolineato l’importanza di una normativa chiara che introduca in etichetta la menzione geografica: «Per anni in Italia i vini dealcolati sono stati al centro di polemiche. Ora che il decreto che consente la dealcolazione dei vini sarà presto realtà, ciò che manca è una regolamentazione puntuale che faccia chiarezza tra prodotti molto diversi tra loro».
Secondo Foradori Hofstätter, il mercato dei vini dealcolati richiede trasparenza per il consumatore finale. «Dietro a un vino dealcolato c'è tutto il saper fare del comparto vitivinicolo ed è proprio per questo che è necessario distinguere i vini dealcolati da altri prodotti senza alcol ai quali vengono aggiunti aromi e altri ingredienti». La differenza tra vino dealcolato e bevande a base di mosto arricchite con aromi risulta fondamentale, soprattutto in un contesto in cui i consumatori cercano prodotti di qualità simile al vino tradizionale, ma senza alcol.
Uno dei temi più discussi riguarda l’uso del termine «vino» per i prodotti dealcolati. Il produttore altoatesino chiarisce: «Questa categoria nasce dal vino e non esiste alcun motivo valido per cui non lo si possa chiamare tale, naturalmente accompagnato dalla dicitura "dealcolato". Inoltre, a tutela del consumatore finale – ed è un grande vantaggio – un vino dealcolato gode delle stesse garanzie previste per un vino tradizionale». Secondo Foradori Hofstätter, il riconoscimento ufficiale e la regolamentazione in etichetta potrebbero favorire sia il mercato che la fiducia dei consumatori, creando un segmento chiaro e definito nel panorama enologico nazionale.

