Il sistema delle ville fattoria è una rete di antiche residenze rurali che caratterizzano il paesaggio Toscano fin dal medioevo e rappresentano una rivoluzione nella organizzazione feudale che supera il vecchio modello  con sistemi mirati alla gestione totale della intera filiera economica con il riutilizzo delle preesistenti unità insediative in ville fattoria capaci di assolvere le funzioni strategiche richieste dalla nuova economia rinascimentale. I Medici, i Pazzi, i Serristori, gli Alessandri possedevano questo tipo di strutture caratterizzate da una integrazione tra una raffinata residenza signorile ed una azienda agricola, la fattoria.

Le ville-fattoria toscane uniscono residenza signorile e centro agricolo, modellando il paesaggio tra vigneti, uliveti e architetture rinascimentali
Le ville-fattoria toscane uniscono residenza signorile e centro agricolo, modellando il paesaggio tra vigneti, uliveti e architetture rinascimentali

La villa signorile era la residenza estiva e di rappresentanza, centro direzionale di tutto, la fattoria con gli annessi cioè cantine, frantoi,forni, mulini, fornaci e alloggi per i contadini, era circondata da vigneti, uliveti e zone destinate  alla coltivazione dei cereali con la tecnica del sovescio e grandi boschi dove vivevano allo stato brado animali che poi costituivano una risorsa importante per la fattoria,  tutto era costruito vicino a luoghi adatti alla caccia che era uno dei passatempi preferiti della allora  nobiltà, una vera rivoluzione.

Villa Petriolo tra Medioevo e Rinascimento

Villa Petriolo era un'antica residenza medievale dei Conti Guidi e fu acquistata dalla nobile famiglia degli Alessandri che dalla metà del Cinquecento trascorrevano il loro tempo libero lì a Villa Petriolo la cui dimora padronale divenne luogo di elezione per il riposo dopo la caccia sul Montalbano e le battute  nella ricchissima Padule di Fucecchio. "luogo di delizia di Messer Alessandro" nominata così nei documenti del 1574!

Dal recupero di un casolare cinquecentesco nasce un agriturismo di lusso che ricostruisce il dialogo tra villa storica, paesaggio agricolo e natura toscana
Dal recupero di un casolare cinquecentesco nasce un agriturismo di lusso che ricostruisce il dialogo tra villa storica, paesaggio agricolo e natura toscana

L'amicizia fra gli Alessandri e i Medici è testimoniata anche dalla fornitura di mattoni per la Villa di Cerreto Guidi cotti qui nella fornace di Golpaia. Per oltre quattro secoli con la famiglia Alessandri villa Petriolo ha rappresentato il modello di un centro autonomo, ricco e prospero, in seguito è passata alla famiglia Maestrelli che si prodigò soprattutto nel valorizzare la produzione vitivinicola. Poi l'incontro recentemente fra la famiglia Cuadra, importante gruppo imprenditoriale messicano, noto a livello internazionale per il  marchio di pelletteria di lusso, e  Daniele Nannetti figlio di albergatori nell 'empolese. Un incontro felice di persone animate dalla stessa voglia di costruire qualcosa di bello e unico.

Il nuovo Rinascimento contemporaneo

La loro storia inizia con la vendita all’asta di un antico casolare cinquencentesco Villa Petriolo, abbandonato e in disuso convertito in tre anni  in un agriturismo di lusso con annessa azienda agricola. L’idea è stata concepita da Daniele Nannetti, e messa in pratica grazie alla  famiglia  Cuadra che, da sempre innamorata dell’Italia e della Toscana, ha scelto di investire sul territorio. Villa Petriolo è oggi un resort focalizzato sulla sostenibilità, con annessa azienda agricola che produce materie prime per il sostentamento dell’intera struttura. «Il progetto è nato nel 2018 dall’amore per questa terra - racconta Daniele Nannetti -. Ho voluto ricreare una struttura diffusa che guarda al passato, ovvero l’azienda agricola dove si trovava anche la villa del proprietario che villeggiava in campagna. La proprietà comprende la villa antica, tornata agli antichi splendori, e 170 ettari di terreno. L’investimento complessivo è stato di 25 milioni di euro. Io sono socio di minoranza e la famiglia Cuadra, che in Messico e Stati Uniti si è occupata prima della lavorazione del cuoio e poi di abbigliamento, di maggioranza, Un Rinascimento contemporaneo che aiuta a ripristinare il rapporto sinergico tra uomo e natura».

Ospitalità sostenibile e filiera agricola integrata

Insieme per ricostruire l'armonia fra la natura e l'uomo, un luogo dove il benessere è la fusione con gli elementi della natura in un concetto diverso del lusso. La tenuta è un'azienda agricola biologica molto vasta in cui il resort nasce dalla fattoria e non viceversa. La produzione agricola rappresenta il cuore del progetto e alimenta quotidianamente le cucine dei ristoranti della Tenuta, tra le principali produzioni grani antichi e cereali, miele d'apicoltura naturale, vino e olio extravergine biologico, Cinta Senese, pecore autoctone e anatre allevate all'aperto, ortaggi di stagione provenienti dall'orto biologico, gestione sostenibile della selvaggina attraverso la riserva di caccia: un modello in cui in Villa Petriolo la Fattoria non è un fornitore esterno ma la struttura portante dell'intero progetto gastronomico.

A Villa Petriolo la fattoria è il cuore del progetto: una filiera agricola integrata che unisce allevamento, produzione e cucina in un unico ecosistema sostenibile
A Villa Petriolo la fattoria è il cuore del progetto: una filiera agricola integrata che unisce allevamento, produzione e cucina in un unico ecosistema sostenibile

Accanto all'autoproduzione, ove questa non soddisfi il fabbisogno, entrano in gioco gli "artigiani coraggiosi", una rete di produttori locali che condividono la stessa visione, piccoli artigiani e realtà familiari che custodiscono saperi antichi e pratiche sostenibili. Tra questi Le Caprine con i formaggi artigianali, la fattoria Biosole con le uova di galline ruspanti, i Seminanti nel recupero della varietà cerealicole toscane e Bucalcioffi, l'unico caseificio a produrre mozzarella 100% Toscana, una filiera corta che garantisce trasparenza qualità e un tessuto di relazioni culturali oltre che economiche con il territorio a Villa Petriolo in cui l'ospite  diventa un membro temporaneo di un ecosistema vivo, parte di una comunità produttiva sana, connessa a un territorio autentico.

«Sì, - ci racconta Daniele Nanetti - non si tratta solo di dare lavoro al 100% di personale locale o di comprare dall'80% di fornitori entro 50 km. Si tratta di tessere una rete di relazioni autentiche dove ogni persona - dal produttore all'ospite, dal cameriere all'agricoltore - contribuisce a un patrimonio che appartiene al territorio. Questo "community feeling" è il nuovo lusso: non consumare un luogo ma appartenervi, anche se temporaneamente. Essere un resort agrituristico sostenibile significa ripensare completamente il modello di ospitalità. Abbiamo creato una comunità esperienziale dove la sostenibilità diventa connessione umana».

Riconoscimenti internazionali e certificazioni

Nel 2025 ha ricevuto la Chiave Michelin un riconoscimento che premia l'eccellenza complessiva dell'ospitalità, a questo si aggiungono la Stella Verde Michelin per il ristorante PS, guidato dallo chef Stefano Pinciaroli, la certificazione GSTC come primo agriturismo sostenibile certificato al mondo e la ISO 21401 come prima struttura ricettiva Europea certificata per la sostenibilità integrale :verifiche e riconoscimenti di un modello che funziona economicamente, eticamente ed esteticamente e che premiano un paradigma di ospitalità sostenibile e coerente.

Ospitalità diffusa tra villa storica e casali

Il borgo ospita 44 camere e suite distribuite fra la Villa storica e i Casali circostanti, ciascuno con un identità propria  ma  la stessa cifra stilistica, pavimenti in cotto originale, travi a vista restaurate e tessuti nelle tonalità della terra con ambienti dall'estetica di un colore misurato che non cerca mai l'effetto ma avvolge. Entrando nella Villa si entra in un ambiente dai grandi saloni restaurati in modo magnifico con grandi vetrate che si aprono sui giardini e la visione sulla valle in un paesaggio di incredibile bellezza a qualsiasi ora del giorno.

Accanto a completare l'offerta un centro benessere di 1800 metri quadri con 5 piscine riscaldate, tre ristoranti e due bar tutto pensato per mantenere equilibrio fra ospitalità e territorio. Il centro benessere olistico Mater è affiancato da un orto botanico di mille metri quadri da cui provengono tutte le erbe aromatiche con cui si realizzano gli olii essenziali, gli estratti e le preparazioni per i trattamenti. Quattro sono le linee cosmetiche che prendono il nome dagli alberi della tenuta e che attraverso i rituali polisensoriali attivano i cinque sensi.

 Il direttore dell'hotel è Raphael Kaminskij che innamorato di questo posto desidera per ogni ospite un soggiorno basato sulle emozioni, emozioni poi che diventano memorie incancellabili. Discreto e competente, accoglie gli ospiti adeguandosi ad ogni loro richiesta: le attività a Villa Petriolo sono tante e suggerite sottovoce e la possibilità di stare nel paesaggio significa godere appieno della quiete... Ed ecco apparire un bel giovane che fà jogging scendendo dal viale di antichi cipressi per infilarsi nella strada fra i campi sino a scomparire alla vista, diventando lui stesso parte del paesaggio... Ecco scendere una ragazza da antiche scale e fermarsi ad odorare una cascata rosa pallido di profumate roselline inglesi che all'ondeggiare del vento spargono piume leggere di petali... Ecco due giovani sposi che si fotografano con amore sapendo che ogni sfondo è più bello dell'altro...

Il ristorante PS e la cucina del territorio

E poi i prufumi in questo maggio e inizio giugno così prodigo di piogge che ha reso ogni pianta più verde ed ogni fiore più profumato e poi il silenzio  a cui non siamo più abituati... Il frusciare delle piante... il canto di un gallo ed i cinguettio degli uccelli in primavera... già tutto questo è poesia... Poesia anche l'Osteria di Golpaja che sin dal nome indirizza alla semplicità nobile della tradizione con gli ospiti che già con gli occhi pregustano la bistecca appena arrivata al tavolo! Da un viottolo dei giardini appare con la sua candida uniforme la bella persona che è Stefano Pinciaroli, amico di vecchia data che ho seguito sin dai suoi esordi in cucina. Ha il volto gentile dallo sguardo arguto e tratti perfetti per un quadro rinascimentale, è una persona mite (con la passione per la motocicletta e hi-pop) con una voce sommessa e pacata ma in cucina é un artista! Stefano Pinciaroli fa parte con la sua storia personale del territorio, giovane chef raggiunge già alti riconoscimenti in tutta Italia e all'estero con il suo ristorante PS al centro di Cerreto Guidi dove propone una cucina semplice presentata in un modo molto innovativo ed accurato, il suo ristorante era a conduzione familiare e non aveva mai voluto spostarsi in altri luoghi nonostante le lusinghe e le proposte arrivate da tutta Italia.

Aspettava, e dopo la nascita della sua bambina accondiscende, a cambiare perché la proposta di Daniele Nannetti si basava su valori comuni di rispetto e amore per la natura e per la qualità in cucina. Si entusiasma e accetta di diventare chef del PS all'interno del Resort, probabilmente il suo sogno nel cassetto era vivere all'aria aperta con la possibilità ogni giorno di poter scegliere la materia prima sentendo i profumi degli ortaggi, considerando quello che è giusto che la natura ti offre nel momento giusto in cui dà il massimo dello splendore e della bontà da poter poi trasformare in piatti che rappresentano  la sua etica e la sua passione. Coerenza sempre nelle scelte di Stefano e tanta soddisfazione, anche lui nel posto giusto nel momento giusto! Il ristorante PS è estremamente raffinato ma semplice e curato, dai toni caldi con una cucina a vista immensa dove si muovono secondo una regia silenziosa diverse persone che con uno sguardo capiscono immediatamente cosa Stefano desidera da loro, è proprio come assistere alla rappresentazione di una orchestra.

ll menu è estremamente vario e si basa su tutti i prodotti della fattoria sia a livello animale che a livello di ortaggi: il territorio è il punto di partenza da cui prende forma ogni piatto. È veramente una meraviglia scoprire  la bontà del pane, questo pane che tutti i cuochi ormai si affannato a fare da soli ma, non sempre ci riescono! Un pane realizzato con i grani antichi che provengono dai campi di Villa Petriolo e poi l'anatra  anche questa allevata in fattoria con le cosce lardellate ed il petto marinato e una salsina alle verdure dell'orto, Il tutto accompagnato da un ottimo vino I Greti Rosé Toscana Igt Villa Petriolo 2025. Viene poi servito un raviolo. Un raviolo che è ripieno di ragù di Cinta Senese Dop allevata da loro con il brodo del suo prosciutto e l'aroma inconfondibile del finocchietto selvatico. Un piatto che rappresenta la filosofia del Resort: niente deve essere sprecato. Lo strutto ricavato dal maiale serve di base per il soffritto, l'arista più tenera diventa ripieno, la pasta viene laccata con il grasso e finita alla brace, il brodo 'è fatto con l' osso del prosciutto! La cucina dello chef  si realizza nella crasi fra l'utilizzo di antiche tecniche di cottura derivate dalla tradizione contadina ed il rigore del fine dining.

La tecnica di cottura alla brace è usata per esaltare il sapore della carne di agnello pomarancino condito con una salsa al fieno e latte di pecora Toscana accompagnato da verdurine di stagione, delicati asparagi di bosco pregiati e rari   perché di pungitopo, piatto a lungo pensato, estremamente sofisticato nella sua essenza di purezza di sapori, barocco nell' impostazione ed al tempo stesso di grande sobrietà. È accompagnato da un altro vino prestigioso annata 2019 che è il Poggiarello Toscana Igt Villa Petriolo, vino dal grande carattere  potente e dalla fragranza persistente. E per finire un omaggio  alle tradizioni familiari con la torta della nonna , dolce comune e molto amato, ma qui è la ricetta della  nonna del Pinciaroli e da lui reinterpretata con una frolla fatta con il farro sempre della fattoria e una crema pasticcera però realizzata con il latte di pecora toscana e bacche di vaniglia ed una pioggia di pinoli di San Rossore : una vera prelibatezza, 13 tanto che io ne ho voluta un'altra sempre con un secondo bicchierino di vinsanto ovviamente del Chianti Docg  Villa Petriolo del 2004 dal profumo di pepe e miele. È prodotto da uve Malvasia e Trebbiano delle colline di Cerreto Guidi, nella vigna dell'Uccelliera, raccolte a settembre 2004 e fatte asciugare sui graticci sino a febbraio 2005,dopo la pigiatuta il vino viene   messo nei caratelli, dove è lasciato fermentare sino all'autunno del 2009,da 2010 in vendita. Concludo la mia visita con la gentilezza di Stefano Pinciaroli nel consegnare ad ogni commensale un biglietto firmato e datato da lui, con scritto" È stato un piacere cucinare per voi" e sarà un grande piacere tornare da lui!

V. di Petriolo, 7 50050 Cerreto Guidi (Fi) Italia