L’estate del 2023 passerà alla storia per l’incredibile schizofrenia che l’ha caratterizzata. Solo 12 mesi prima ci si chiedeva angosciati se il pianeta sarebbe tornato a viaggiare come prima della pandemia di Covid19, e molti affermavano che dopo il Covid nulla sarebbe più stato lo stesso, tantomeno saremmo stati capaci di tornare a divertirci come prima. Mai previsione fu più azzardata e sbagliata.     

Aumento dei prezzi, sparare contro il turismo è ingiusto e sbagliato
Oscuri presagi
     

Poi arrivò l’invasione russa dell’Ucraina, nel febbraio del 2022, e gli scienziati della catastrofe tornarono a suonare le loro trombe del giudizio universale, trombe che sono risuonate durante l’intera estate 2023 a proposito del riscaldamento climatico e della fine del mondo che ciò annuncia. È indubbio che il riscaldamento climatico sia in atto. Chiunque frequenti le montagne da almeno 50 anni è testimone della ritirata drammatica dei ghiacciai del nostro arco alpino.

Estate 2023, tra aumenti e polemiche

L’estate 2023 passerà alla storia anche per l’accusa agli albergatori, ai ristoratori, ai gestori di bar e gelaterie, per non parlare dei gestori degli stabilimenti balneari, di aver aumentato eccessivamente i prezzi provocando per esempio la fuga di centinaia di migliaia di italiani verso l’Albania.

Il premier di quel Paese, un bestione alto due metri con il quale non conviene litigare, ha ironizzato sul fatto che l’esodo di italiani verso l’Albania ricordava quello degli albanesi verso l’Italia del 2001. Nel 2001 gli albanesi erano in fuga dalla fame, gli italiani del 2023 no, ovviamente. Che poi chi è andato in Albania abbia speso per il traghetto più di quanto ha risparmiato per gli ombrelloni in spiaggia, non è materia che ha interessato i nostri giornalisti d’assalto.

L’Italia del 2023 da un lato ha registrato flussi turistici in entrata dal mondo che ci circonda a dir poco eccezionali, dall’altro se ha visto gli italiani scappare all’estero è perché il turismo è come la moda: chi può si veste in boutique, chi non può lo fa nei grandi magazzini. L’importante è che tutti possano vestirsi. Il fatto che noi si sia leader nella moda, e nella moda da boutique, significa poter pagare più stipendi e stipendi migliori che consentono poi di andare a vestirsi anche nei grandi magazzini, cosa che solo tre generazioni fa era un sogno impossibile per milioni di italiani che semmai anziché con i traghetti per Albania e Grecia si imbarcavano a Genova sulle navi di linea, e in terza classe come ha cantato Francesco De Gregori, per emigrare verso le Americhe dove li aspettava una durissima vita di stenti.

Il turismo in Italia è diventato finalmente un fenomeno maturo, magari non in tutte le destinazioni ma di certo nella maggioranza dei casi. È un fenomeno con un valore aggiunto sempre più elevato, vale a dire ricco dal punto di vista economico sia per chi intraprende come per chi vi lavora. Subisce i costi delle materie prime che dal 2022 sono schizzati alle stelle in tutti i settori, dal gas al petrolio, dall’acciaio alle materie plastiche per non parlare dei prodotti alimentari. Chiunque faccia la spesa settimanale per mettere in tavola il pranzo e la cena lo sa assai bene. Che il turismo sfuggisse a questa sorta di rimbalzo negativo avvenuto su scala planetaria era a dir poco assurdo.

Incolpare albergatori, ristoratori, baristi, gestori degli stabilimenti balneari dell’aumento dei prezzi, dimenticando quelli di luce e gas della bolletta domestica, è davvero anacronistico. Ci sono aziende in Italia che hanno chiuso a causa dell’aumento eccessivo del prezzo dell’energia. Ricorda la caccia alle streghe dei secoli passati. O quella agli untori di manzoniana memoria. La speculazione sui prezzi esiste da che il primo contadino andò al mercato con sei uova e scoprì che se le avesse venduto una alla volta avrebbe potuto alzare il prezzo delle ultime uova perché la gente temeva di restarne senza. Nello stesso tempo, un albergatore che ospita spesso gli stessi ospiti da anni, se non da decenni, non sarebbe solo un folle ad aumentare eccessivamente i prezzi perdendo la sua clientela più affezionata, sarebbe soprattutto un imprenditore suicida. Vale anche per il barista come per il gestore dello stabilimento balneare.

I prezzi sono aumentati dal 2020 in maniera eccessiva perché i governi non sono riusciti a controllare un mercato internazionale ondivago, spesso scriteriato. Perché esiste una speculazione internazionale questa sì cinica e bara.

Il turismo in Italia è uno dei pochi settori che ci garantisce un tenore di vita elevato fatto anche di scuola per i nostri figli, di ospedali per noi tutti, di pensione di vecchiaia. Sparargli addosso a pallettoni non è solo ingiusto, è soprattutto sbagliato.