SOS green pass
Porti, tir e logistica: ecco i fronti caldi in vista del 15 ottobre
Venerdì entra in vigore l'obbligo di green pass per accedere ai luoghi di lavoro e si preannunciano blocchi e scioperi. Ma il Governo rassicura: nessuna complicazione per gli approvvigionamenti delle merci
Porti, logistica e trasporto merci sono i settori più a rischio criticità in vista del 15 ottobre, giorno in cui scatta l'obbligo di green pass per accedere ai luoghi di lavoro. Annunciati blocchi e scioperi in diverse parti d'Italia, con il Paese che va verso un venerdì caldo. Anche perché il Governo non sembra voler cambiare idea: avanti con la certificazione verde e i tamponi a pagamento (ed eventualmente ancor più scontati ma non gratuiti). Anche perché, rassicura l'Esecutivo, non sono privisti problemi di approvvigionamento delle merci.
Nei porti italiani il fronte più caldo
Il fronte più caldo è quello dei portuali. Una circolare del ministero degli Interni ha cercato di disinnescare la protesta raccomandando alle aziende che gestiscono gli scali marittimi di fornire tamponi gratis ai dipendenti. Messaggio che non ha fatto molta breccia, però. Tanto che a Trieste, dove circa il 40% dei portuali è senza green pass, si preannuncia una giornata difficile. Il blocco delle operazioni che dovrebbe scattare dal 15 e proseguire fino al 20, però, è stato reputato illegittimo dalla Commissione di garanzia sugli scioperi. Ma per l'annullamento il sindacato Clpt (Coordinamento lavoratori portuali Trieste) chiede lo spostamento in avanti di un mese dell'entrata in vigore del green pass. Più tranquilla, invece, sembra la situazione a Napoli e Salerno (dove il numero di no-green pass non dovrebbe compromettere il normale svolgimento del lavoro). Stessa situazione nei porti della Puglia (Manfredonia, Barletta, Bari, Brindisi, Monopoli).
Mancano 80mila conducenti, ritardi sulle consegne?
Dai porti agli autotrasporti, anche il mondo del trasporto su gomma non è esente da criticità. Le prime tensioni si sono registrate il 13 ottobre al terminal del porto di Genova dove gli autisti dei tir hanno protestato per i lunghi tempi di attesa a causa dello sciopero proclamato dalla Rsu dei dipententi del terminal sul contratto integrativo. Un episodio che scalda gli animi di un settore alle prese con la carenza di personale. Già gravato da una riduzione di 30-40mila addetti, soprattutto stranieri, il mondo dell'autostrasporto rischia di essere investito dalle criticità del green pass con obblighi e controlli difficilmente gestibili per le flotte in viaggio.
Secondo l'associazione Trasportounito, in totale a seguito dell'introduzione dell'obbligo di green pass, «mancheranno all'appello circa 80.000 conducenti distribuiti su 98.000 imprese iscritte all'albo; ciò determinerà ritardi delle consegne, circa 320.000 ore/giorno in più rispetto allo standard giornaliero», ha affermato il segretario generale Maurizio Longo.
Il Governo valuta un ulteriore sconto sul costo dei tamponi
Per evitare di scaldare ancor di più la situazione, il Governo sta valutando di scontare ulteriormente il costo dei tamponi, attualmente fissato a 15 euro per il molecolare e a 8 per il test rapido (totalmente gratuiti per coloro che, per ragioni mediche, non possono essere sottoposti alla somministrazione del siero). Una soluzione di compromesso per andare incontro alle necessità di aziende e lavoratori. Per quest'ultimi, i sindacati che hanno incontrato il presidente del Consiglio Mario Draghi nella mattinata del 14 ottobre hanno chiesto che siano le aziende a sobbarcarsi il costo dei tamponi ai dipendenti dal momento che possono già contare su un credito di imposta al 30% per questo tipo di operazione.

