Valerio M. Visintin: Delivery? Novità nella critica gastronomica
Da 30 anni al Corriere della Sera, l’uomo mascherato della critica è tra i candidati del sondaggio Personaggio dell’anno. Con i ristoranti chiusi, si sta occupando del servizio delivery.
Da 30 anni critico gastronomico del Corriere della sera, Valerio Massimo Visintin, l’uomo mascherato della critica, di recente ha pubblicato “Scrivere di gusto”, manuale di critica gastronomica che unisce i concetti di deontologia, etica e incognito, raccontando alcune verità dietro le stelle Michelin e fornendo consigli pratici a chi si occupa da anni di recensioni di ristoranti.
Visintin quest’anno è tra i candidati del sondaggio Personaggio dell’anno dell’enogastronomia e dell’accoglienza, nella categoria Opinion leader. Rimangono ancora pochi giorni prima che si concluda il 1° turno, lunedì 4 gennaio. Accederanno al turno successivo solo i primi 12 candidati di ogni categoria. Clicca qui per votare!

Cosa significa per te essere stato scelto tra i personaggi del sondaggio di Italia a Tavola?
Un segno positivo, un riconoscimento al mio lavoro, soprattutto perché non sono un personaggio televisivo.
Con i ristoranti chiusi, di che cosa si occupa un critico gastronomico?
Lavoro sul delivery. Sicuramente un modo diverso, ma questa modalità esiste e non è ancora interpretata da tutti in modo corretto. Per questo occorre informare il lettore e farne oggetto di critica.
In generale il tuo giudizio sui delivery che hai provato?
I ristoratori dovrebbero metterci più impegno. I problemi sono tanti, ad esempio mancano le indicazioni precise soprattutto per quelli che utilizzano la formula con gli ingredienti piatti da cucinare o parzialmente cotti da rigenerare. E perché non allegare alle confezioni anonime un semplice bigliettino di ringraziamento per aver scelto il servizio del locale? Da non dimenticare l’inutile spreco di plastica e di imballaggi.
La qualità riscontrata rispetto a quella del ristorante?
Sicuramente i menu proposti dovrebbero adattarsi alle esigenze del delivery, che prevedono delle scelte più limitate. Risotti e fritti non si prestano alla consegna a domicilio, perché soffrono il viaggio.
E i prezzi?
In qualche caso sono esattamente gli stessi del ristorante. Non può essere, al ristorante vieni accolto e servito dal cameriere, la tavola è apparecchiata... non è possibile ricalcare gli schemi del ristorante. Per il delivery va studiata una formula a parte. Se il piatto più ordinato non solo a Milano, ma nel mondo, sono le ciotole hawaiane, il pokè, ci sarà una ragione. Un prodotto seriale che richiede scarsa preparazione, facile da fare e da consumare. In futuro purtroppo ci saranno ancora altri momenti di chiusura dei locali, i ristoratori non devono farsi trovare impreparati.
Visintin quest’anno è tra i candidati del sondaggio Personaggio dell’anno dell’enogastronomia e dell’accoglienza, nella categoria Opinion leader. Rimangono ancora pochi giorni prima che si concluda il 1° turno, lunedì 4 gennaio. Accederanno al turno successivo solo i primi 12 candidati di ogni categoria. Clicca qui per votare!

Valerio M. Visintin (foto: Carrol Cruz, Jacob Sadrak)
Cosa significa per te essere stato scelto tra i personaggi del sondaggio di Italia a Tavola?
Un segno positivo, un riconoscimento al mio lavoro, soprattutto perché non sono un personaggio televisivo.
Con i ristoranti chiusi, di che cosa si occupa un critico gastronomico?
Lavoro sul delivery. Sicuramente un modo diverso, ma questa modalità esiste e non è ancora interpretata da tutti in modo corretto. Per questo occorre informare il lettore e farne oggetto di critica.
In generale il tuo giudizio sui delivery che hai provato?
I ristoratori dovrebbero metterci più impegno. I problemi sono tanti, ad esempio mancano le indicazioni precise soprattutto per quelli che utilizzano la formula con gli ingredienti piatti da cucinare o parzialmente cotti da rigenerare. E perché non allegare alle confezioni anonime un semplice bigliettino di ringraziamento per aver scelto il servizio del locale? Da non dimenticare l’inutile spreco di plastica e di imballaggi.
La qualità riscontrata rispetto a quella del ristorante?
Sicuramente i menu proposti dovrebbero adattarsi alle esigenze del delivery, che prevedono delle scelte più limitate. Risotti e fritti non si prestano alla consegna a domicilio, perché soffrono il viaggio.
E i prezzi?
In qualche caso sono esattamente gli stessi del ristorante. Non può essere, al ristorante vieni accolto e servito dal cameriere, la tavola è apparecchiata... non è possibile ricalcare gli schemi del ristorante. Per il delivery va studiata una formula a parte. Se il piatto più ordinato non solo a Milano, ma nel mondo, sono le ciotole hawaiane, il pokè, ci sarà una ragione. Un prodotto seriale che richiede scarsa preparazione, facile da fare e da consumare. In futuro purtroppo ci saranno ancora altri momenti di chiusura dei locali, i ristoratori non devono farsi trovare impreparati.


