Il vigneto urbano di Brescia passa nelle mani di Monte Rossa
È il Pusterla: 4 ettari vitati nel centro storico della città. Da questo vigneto Emanuele Rabotti produrrà il Pusterla Bianco, ma allo stesso tempo vuole riqualificare il verde cittadino
Passa di proprietà, da Maria Capretti alla cantine Monte Rossa di Emanuele Rabotti, il Pusterla, il più grande vigneto urbano d'Europa, alle pendici del Castello di Brescia. 4 ettari vitati nel centro storico della Leonessa, raro esempio di agricoltura produttiva urbana con una coltivazione estesa di una sola uva, l'Invernenga.

Nasce qui il "Pusterla" baciato dal sole, dall'alba al tramonto, con l'aria ripulita dalle correnti del monte Guglielmo nella zona dei Ronchi. Uva a bacca bianca proclamata da Slow Food nel 2007 Patrimonio storico della cultura agroalimentare, IGT.
L'Invernenga viene coltivata a pergola sotto il colle del Cidneo, è nota anche come "Brunesta", "Invernesca" e "Bernestia". È un vitigno autoctono coltivato soprattutto nei comuni dell'hinterland; la maturazione avviene tra fine ottobre e i primi di novembre. Uva molto caratteristica, dalla buccia consistente, che annuncia l'arrivo delle brume autunnali.

«Il Pusterla - ha dichiarato Emanuele Rabotti - per me non rappresenta solo un vigneto, è anche una dichiarazione di orgoglio bresciano. Riqualificazione e valorizzazione saranno le parole chiave dei prossimi mesi, voglio regalare alla città un polmone verde, curato e tutto da vivere». Nuova vita insomma per questo gioiellino le cui uve andranno poi a riposare in Franciacorta, nelle cantine del Monte Rossa, a Cazzago San Martino dove Rabotti con la moglie Paola gestisce 70 ettari di vigneti.
Alla famiglia dei Cabochon franciacortini, si aggiunge quindi l'etichetta Pusterla Bianco caratterizzato da «aromi floreali e fruttati - ricorda l'esperto e storico collega Gianmichele Portieri - dal gusto sapido e da un sentore di miele». Quel sentore piacevole che si percepisce ogni volta che si transita nei pressi di questo originale e surreale vigneto urbano rimasto intatto - fra traffico e cemento - nel corso degli anni (seppur con alterne vicende): cattedrale ambientale nel cuore di Brescia, rara testimonianza di un passato ancora presente.

Il vigneto urbano di Brescia
Nasce qui il "Pusterla" baciato dal sole, dall'alba al tramonto, con l'aria ripulita dalle correnti del monte Guglielmo nella zona dei Ronchi. Uva a bacca bianca proclamata da Slow Food nel 2007 Patrimonio storico della cultura agroalimentare, IGT.
L'Invernenga viene coltivata a pergola sotto il colle del Cidneo, è nota anche come "Brunesta", "Invernesca" e "Bernestia". È un vitigno autoctono coltivato soprattutto nei comuni dell'hinterland; la maturazione avviene tra fine ottobre e i primi di novembre. Uva molto caratteristica, dalla buccia consistente, che annuncia l'arrivo delle brume autunnali.

Il Pusterla Bianco imbottigliato prima del passaggio di proprietà
«Il Pusterla - ha dichiarato Emanuele Rabotti - per me non rappresenta solo un vigneto, è anche una dichiarazione di orgoglio bresciano. Riqualificazione e valorizzazione saranno le parole chiave dei prossimi mesi, voglio regalare alla città un polmone verde, curato e tutto da vivere». Nuova vita insomma per questo gioiellino le cui uve andranno poi a riposare in Franciacorta, nelle cantine del Monte Rossa, a Cazzago San Martino dove Rabotti con la moglie Paola gestisce 70 ettari di vigneti.
Alla famiglia dei Cabochon franciacortini, si aggiunge quindi l'etichetta Pusterla Bianco caratterizzato da «aromi floreali e fruttati - ricorda l'esperto e storico collega Gianmichele Portieri - dal gusto sapido e da un sentore di miele». Quel sentore piacevole che si percepisce ogni volta che si transita nei pressi di questo originale e surreale vigneto urbano rimasto intatto - fra traffico e cemento - nel corso degli anni (seppur con alterne vicende): cattedrale ambientale nel cuore di Brescia, rara testimonianza di un passato ancora presente.


