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L’Evo, l’olio extravergine di oliva, potrebbe finalmente avere un posto nell’agenda della politica nazionale. L’impegno del Ministro Centinaio, da un lato, e l’unità delle tante (troppe) sigle del mondo agricolo, simboleggiata dai gilet arancioni, dall’altro, potrebbero finalmente permettere di affrontare quella che per troppi anni è stata una questione accantonata dalle istituzioni. Resta l’amarezza che del “problema olio” si parli solo a un passo dal precipizio, dopo che la produzione nazionale è diminuita del 50%, e quella della sola Puglia è crollata del 65% (ad essere ottimisti).

(Per salvare gli ulivi e l’olio serve la scienza)
Foto: www.efsa.europa.eu

Gli errori fin qui compiuti sono stati molteplici, dalla divaricazione fra le diverse politiche regionali ai mai affrontati cambiamenti climatici, al pari delle contraffazioni o dell’invasione di olio straniero. Ma su tutti non si può non parlare della inarrestabile strage provocata dalla Xylella, dove l’Italia ha dato il peggio di sé lasciando gestire l’epidemia a politici incapaci, ostaggio dei troppi comitati del no che contro gli esperti e la scienza innalzavano barriere ideologiche intrise di ignoranza e superstizione. Il risultato è che la più importante produzione italiana di olio, nonché uno dei paesaggi più affascinanti del Mediterraneo, caratterizzato dalle cortecce di alberi secolari intrise di cultura e tradizione, si sono come bruciati in pochi anni. E del resto l’effetto devastante di 90mila ettari di olivi senza produzione ridotti a scheletri rachitici sembra proprio causato da un incendio.

Su questo dobbiamo essere chiari una volta per tutte. Quel che si è bruciato è un pezzo di storia dell’Italia che difficilmente potrà essere recuperato in breve periodo. I problemi dell’Evo italiano fino a qualche anno fa erano sostanzialmente dovuti alla mancanza di sostegni adeguati al lavoro di olivicoltori che erano un po’ i custodi e giardinieri di paesaggi invidiati in tutto il mondo. Con conseguente sostituzione da parte dei consumatori di bottiglie di qualità (di Evo buono e sano) con altre derivanti da miscele che di italiano e di pregiato avevano ben poco. Ora però il dramma si chiama Xylella e si deve decidere subito come arrestare un’epidemia che ha distrutto il Salento e ora ha attaccato anche l’area nord delle Puglie. Serve che il furore ideologico sia messo al bando e si cauterizzi una ferita infetta.

Il danno causato dall’insipienza di troppi politici, a partire dai Governatori della Puglia, è enorme. Ci vorranno generazioni per porre dei rimedi. Ora possiamo solo sperare che dopo che Beppe Grillo ha firmato con Matteo Renzi il patto per la scienza a favore dei vaccini, non ci siano più obiezioni nella lotta alla Xylella. Il diavolo è quel batterio, non chi vuole eradicare degli ulivi per fermare l’epidemia come si fa con gli incendi.