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Per ora siamo alle battute iniziali, ma rispetto al poco fatto finora sembra già tanto. Dopo le dichiarazioni di intento codificate in un documento sottoscritto nell'ottobre del 2009 (in cui si riafferma il ruolo strategico della ristorazione di qualità per il Sistema Italia), cinque associazioni di chef patron e la Fipe (nucleo iniziale di un'aggregazione che si propone molto più larga) stanno ora cercando di dare una qualche concretezza a un progetto di rappresentatività e coordinamento che potrebbe garantire sviluppi importanti per tutto il settore in Italia.

Orpi, Buon ricordo, Uir, Giovani ristoratori europei e Cuochi Chic, superando antiche logiche di concorrenza, potrebbero ora andare a vedere realmente che cosa la Fipe può offrire di nuovo a piccole imprese che - come 'Italia a Tavola” segnala da sempre - costituiscono il cuore dell'offerta turistica italiana, ma che non ricevono di fatto alcuna attenzione da parte delle istituzioni, né del resto hanno capacità di fare squadra o creare sinergie. C'è un problema di rappresentatività dell'intero settore che non aveva finora trovato nel sindacato la sua soluzione, ma che ora la Fipe potrebbe assicurare se, come sembra, verrà garantita una spalla 'politica” a quei ristoratori interessati a un percorso di qualità, trasparenza e valorizzazione del territorio.

Non a caso la Fipe, su indicazione dei vicepresidenti Aldo Cursano e Alfredo Zini, intende dare finalmente una struttura anche organizzativa al suo Comitato nazionale della ristorazione in cui coinvolgere da subito le cinque associazioni ricordate e tutte quelle che su base regionale, dalle Marche alla Lombardia, dal Friuli alla Sicilia, si muovono oggi in ordine sparso, e senza mezzi, per tenere alta la bandiera di un'attività che rappresenta lo stile italiano del vivere bene.

A causa probabilmente della crisi che sta spingendo molti ristoratori ad aprire gli occhi rispetto alla discriminazione che hanno subito nei confronti di altri esercizi pubblici più tutelati, c'è oggi più interesse da parte di molti, al di là delle sigle di appartenenza, a immaginare una categoria più unita e più forte. Ed è importante che la Fipe senta il dovere di rappresentare meglio questi imprenditori, sia pensando ai propri iscritti che a quelli che aderiscono ad altre associazioni non sindacali. Si tratta di una strategia di grande valore soprattutto se, come sembra di capire dai primi incontri di questi giorni, c'è la volontà di puntare su un salto di qualità del settore basato su strumenti come la 'certificazione” dei locali (che vede Unioncamere da tempo in prima fila con il marchio 'Ospitalità italiana”) o la tracciabilità dei prodotti.

Ciò che conta realmente è però che non si perda altro tempo e si riesca da subito ad avviare un processo rapido di aggregazione e rappresentanza il più largo possibile. Basti ricordare che il pur generoso progetto di Raffaele Alajmo di dare vita ad un polo della ristorazione di qualità era fallito proprio perché era imprigionato nella logica delle associazioni autoreferenziali che a conti fatti non rappresentano più di 500 o 600 locali in tutt'Italia. Questa nuova iniziativa deve invece avere l'ambizione di parlare a tutti i ristoratori interessati alla qualità, e forte di numeri veri diventare interlocutore delle istituzioni a partire dal Governo e dalle Regioni. Un progetto non facile, ma che si può realizzare.

Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net




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