Risotto e polenta fanno bene. Ma oltre che padani sono mediterranei
Su una cosa non si può non essere d'accordo con l'onorevole Francesca Martini: vietare il consumo di grassi al ristorante come fatto dal Governatore della California Arnold Schwarzenegger è un non sense di cui possiamo fare a meno. Un conto è il compito delle istituzioni di tutelare la salute proibendo la produzione di alimenti pericolosi. Un altro mettere i piedi nel piatto e dettare le regole. Sia pure in nome di una mission lodevolissima come la lotta all'obesità, vera piaga degli States, e purtroppo anche dell'Europa, Italia compresa.
Detto ciò, va osservato che alla brillante e capace sottosegretaria al Welfare con delega alla Salute è scappata forse qualche parola di troppo nell'esprimere recentemente le sue preferenze verso la dieta 'padana”. Tutte condivisibili (e siamo pronti a sottoscriverle come facciamo da oltre vent'anni) le lodi per la cucina lombarda o veneta, a partire dalla polenta. Ma da qui ad affermare, sia pure con ironia e divertimento, che la cucina padana dovrebbe essere candidata per una tutela dell'Unesco in sostituzione di quella mediterranea, francamente ci pare eccessivo.
Riteniamo da sempre la cucina del nord un elemento essenziale e collegato al più vasto concetto di cucina mediterranea applicato all'Italia. è vero che non esiste una cucina italiana, e nemmeno delle cucine regionali, ma tante cucine territoriali. Ma è altrettanto vero che quando si parla dell'enogastronomia italiana ci si riferisce proprio ad una straordinaria ricchezza che va dalla polenta taragna ai formaggi all'insalata caprese con mozzarella e pomodori, dal radicchio trevigiano alla porchetta laziale. Tutto ciò rientra in quella cucina o dieta mediterranea che finalmente l'Italia (grazie anche all'impegno delle associazioni di categoria, di testate come Italia a Tavola e di ministri come Zaia o Bondi) sembra decisa a valorizzare, anche attraverso l'intervento dell'Unesco. Tentare scorciatoie per valorizzare 'solo” una parte di questo patrimonio culturale ed economico ci sembra poco utile a tutti.
Se per caso il concetto di cucina mediterranea dovesse essere applicato solo a piatti del territorio bagnato dal Mediterraneo (e quindi anche di regioni del nord come Liguria, Emilia Romagna, Veneto e Friuli) saremmo in prima fila nell'esprimere la nostra contrarietà. Ma in realtà non ci risulta che dietro questo nome che rappresenta il Made in Italy a Tavola ci sia una qualche volontà di escludere Speck, Castelmagno o Risotto con l'ossobuco. Se invece la 'provocazione” dell'onorevole Francesca Martini (che fin d'ora invitiamo ufficialmente a esprimere le sue opinioni su Italia a Tavola) ha lo scopo di richiamare l'attenzione sul valore culturale o sulle necessità di evitare stupidi tabù nutrizionisti su piatti tipici padani, siamo d'accordo con lei e ci piacerebbe aprire un confronto sul tema con l'opinione di dietologi ed esperti.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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