C'è crisi dovunque, da nord a sud, dai piccoli centri alle grandi città. C'è crisi nel Belpaese, in Europa e nel mondo in generale. Gli ultimi dati economici che riguardano gli alimenti, le materie prime, i consumi in generale fanno riflettere... e non manca chi si lascia andare al pessimismo.
Sta di fatto (e non può che far piacere sottolinearlo) che il settore della ristorazione fuori casa, in Italia, è in crescita da anni, anche se è netta la tendenza di uno spostamento dei consumi verso la fascia bassa dell'offerta.
I consumi alimentari degli italiani avvengono per il 31% fuori casa (nei bar, ristoranti, pizzerie, fast food, eccetera) e il 2007 ha già fatto registrare un aumento dell'1,3% nei primi due mesi dell'anno.
La Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) ha fatto il punto sul grande tema dei consumi delle famiglie, presentando una relazione a Cibus 2008 e focalizzando l'attenzione su quelli alimentari domestici ed extra-domestici, conformandosi a una visione che supera i confini nazionali, nel tentativo di cogliere convergenze e divergenze dei comportamenti di spesa in Europa. I consumi alimentari vanno progressivamente ridimensionandosi all'interno del paniere di spesa delle famiglie lasciando sempre più spazio a beni e servizi non-food.
 C'è da segnalare che, tra i servizi, quelli di ristorazione presentano una dinamica opposta ai consumi alimentari domestici.
In tutti i Paesi i servizi di ristorazione rappresentano una quota importante dei consumi delle famiglie, pesano sempre di più all'interno dell'aggregato dei consumi alimentari domestici ed extra-domestici e soprattutto mostrano, seppure con intensità diverse, significativi trend di sviluppo. L'analisi è stata condotta con riferimento all'arco temporale che va dal 1996 al 2006. I dati provengono dalla banca dati dell'Eurostat.

I consumi alimentari in casa e fuori casa
I consumi alimentari valgono, nell'Unione europea, 837 miliardi di euro correnti. Stringendo il campo di osservazione ai soli tredici Paesi dell'Unione monetaria si ha una spesa di poco al di sopra dei 600 miliardi di euro. I consumi alimentari fuori casa valgono 335 miliardi di euro nell'Uem e 483 miliardi di euro nell'Unione a 27 Paesi. In appena quattro Paesi (Germania, Francia, Italia e Spagna) i consumi extradomestici valgono 257 miliardi di euro, il 77% del valore complessivo dei tredici paesi dell'unione monetaria e il 54% del valore complessivo riferito ai 27 paesi dell'Unione europea.
In termini di spesa pro-capite i consumi alimentari domestici, espressi a parità di potere d'acquisto , presentano una forte variabilità all'interno di una forchetta che va dal minimo dell'Irlanda (800 euro) al massimo della Grecia (2.700 euro). L'Italia, con 2.200 euro pro-capite, si colloca al di sopra della media dell'Area Euro e dell'Unione Europea. Solo in Grecia e Lussemburgo i consumatori spendono, per prodotti alimentari, più di quanto facciano gli italiani.


Il mutamento degli equilibri tra consumi alimentari domestici e consumi alimentari extradomestici è uno dei segnali più forti del cambiamento dei modelli sociali. è un cambiamento che investe il modello di produzione (società industriale vs. società terziaria), il modello delle relazioni familiari (casa vs. fuori casa), gli stili alimentari (pasti destrutturati, moltiplicazione delle occasioni di consumo, ecc.).
 
Nei Paesi dell'Unione europea il consumo domestico resta, a differenza di quanto accade nel mondo anglosassone, prevalente rispetto al consumo extra-domestico. Fanno eccezione due Paesi: Spagna e, soprattutto, Irlanda dove il rapporto è già fortemente ribaltato a favore dei consumi fuori casa.