Latte contaminato: l'Unione europea bandisce cibo cinese con soya
La Commissione europea ha messo al bando le importazioni di cibo per bambini proveniente dalla Cina contente soya. Lo rende noto la Commissione spiegando che tutti i cibi conteneti della soya saranno testati e solo quelli che contengono meno di 2,5 milligrami di melamina a chilo entreranno nei Paesi Ue. Lo scorso anno i paesi Ue ha
nno importato circa 68.000 tonnellate di prodotti alla soya per un totale di circa 34 milioni di euro.
In un comunicato la Commissione Ue ha spiegato che la decisione è stata adottata dopo che sono state riscontrate tracce di melamina in alcuni prodotti alla soya cinesi. Il bando entrerà in vigore alla fine della settimana. Le stesse misure saranno prese anche per le polveri lievitanti cinesi dove i test Ue effettuati hanno riscontrato tracce di melamina. L'Unione europea ha già bandito le importazioni di latte e di prodotti derivati dal latte dalla Cina. Sono diventati inoltre obbligatori i test anche per prodotti contenenti latte in polvere.
Cia: controlli sempre più rigidi, indicare l'origine
Il blocco Ue all'import di prodotti cinesi per bambini a base di soia, nei quali si è riscontrato un alto tasso melamina, è una decisione importante che va nella direzione di un rafforzamento della sicurezza alimentare. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori che ribadisce l'esigenza di contrastare con fermezza tutto ciò che è dannoso alla salute dei cittadini.
La misura adottata dall'Ue è estremamente significativa, perchè attraverso essa si invitano tutti i Paesi membri a verificare gli alimenti o i mangimi "made in China" che contengono soia. L'Ue -avverte la Cia- ha agito bene e con tempestività. Ora, però, anche nel nostro Paese bisogna rafforzare i controlli alle frontiere ed evitare che prodotti pericolosi possano essere introdotti e commercializzati. Le azioni condotte dalle autorità preposte negli ultimi mesi hanno dato importanti risultati. Ma non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Da qui anche la necessità - sottolinea la Cia - di un'etichetta con l'indicazione d'origine per tutti i prodotti, in modo da tutelare sia i produttori agricoli che i consumatori.
Coldiretti ora etichetta anche per altri prodotti
è importante lo stop della Commissione Europea alle importazioni di soia e suoi derivati contenuti negli alimenti per l'infanzia e in snack e merendine di cui sono ingredienti molto comuni. è quanto afferma la Coldiretti nel commentare l'annuncio della Commissione Ue di vietare l'importazione di tutti i prodotti cinesi per bambini a base di soia dopo che alcuni rilievi effettuati su diversi campioni di alimenti hanno evidenziato un tasso elevato di melamina in alcuni cibi.
La decisione comunitaria avviene all'indomani della comunicazione ufficiale delle Autorità cinesi sulle conseguenze sanitarie dello scandalo del latte alla melamina che ha provocato la morte di sei bambini mentre altri 294mila hanno subito danni all'apparato urologico. Dopo il latte, l'allarme per la contaminazione si è esteso alle uova, alla carne e anche il pesce di allevamento e sembra essere stato causato dall'aggiunta di melamina ai mangimi per l'alimentazione degli animali, una pratica comunemente usata per aumentarne il contenuto proteico nonostante il divieto imposto dalle Autorità. L'intera catena alimentare della produzione cinese è quindi a rischio ed occorre quindi adottare tutte le misure precauzionali necessarie a ridurre i pericoli per l'alimentazione.
Dopo le importanti scoperte di importazioni illegali dal gigante asiatico, è necessario mantenere elevato il livello dei controlli per i prodotti a rischio, ma la Coldiretti chiede anche di estendere immediatamente l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti per consentire scelte di acquisto consapevoli e scongiurare pericoli per la salute. Le importazioni in Italia di prodotti agroalimentari dalla Cina raggiungeranno il valore di mezzo miliardo di euro nel 2008 e riguardano principalmente ortaggi e legumi (secchi, conservati o loro preparazioni) tra cui spicca il concentrato di pomodoro. Sulla base dei dati Istat dal gigante asiatico arrivano anche pesci, crostacei e molluschi, semi, sementi e piante medicinali, frutta, gomme, resine ed estratti vegetali e aglio.
Di fronte all'estendersi dell'allarme sui rischi dei prodotti cinesi occorre immediatamente allargare l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti per favorire i controlli, permettere l'immediato ritiro dal mercato dei prodotti eventualmente pericolosi e garantire così la sicurezza dei cittadini.
Si tratta quindi di completare il percorso iniziato dopo 'mucca pazza” nel 2002 quando è stata introdotta per la prima volta in Europa l'etichettatura di origine della carne bovina. L'Italia si trova peraltro avvantaggiata in questo percorso grazie all'approvazione della legge N. 204/04 sull'etichettatura d'origine obbligatoria di tutti gli alimenti ottenuta con il sostegno di un milione di firme raccolte dalla Coldiretti. Un pressing che ha portato all'obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, all'arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, all'obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004 il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, dall'obbligo scattato il 7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all'etichetta del pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria dal 17 ottobre 2005, all'etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008 e all'ultimo obbligo di indicare anche l'origine delle olive impiegate nell'olio. Ma molto resta ancora da fare e l'etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali come il pomodoro proveniente dalla Cina e i succhi di frutta, ma anche per i formaggi non a denominazione di origine.
Confagri: non abbassare la guardia sull'import
Quello che si è riscontrato è un fatto grave - commenta Confagricoltura - che testimonia la dubbia qualità di alcuni prodotti importati che non solo non rispondono ai parametri qualitativi e sanitari previsti dalla legislazione europea ma addirittura sono pericolosi per la salute umana. Con danni anche per il sistema agroalimentare che si trova a competere con prodotti che non rispondono agli standard produttivi vigenti, e che realizzano una concorrenza sleale. Quanto è avvenuto - aggiunge Confagricoltura - è l'ennesima conferma che non si può abbassare la guardia, nei controlli alle frontiere europee, sulla qualità e salubrità.
Fonte: Agi
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