Nonostante la crisi gli italiani non rinunciano alla buona tavola ed i consumi alimentari sono quelli che fanno registrare l'andamento più favorevole con un aumento della spesa dell'1,8 in termini monetari superiore a tutti gli altri beni, fatta eccezione per farmaci ed utensili per la casa. è quanto afferma la Coldiretti in riferimento ai dati divulgati da Confcommercio nel sottolineare tuttavia che si riducono le quantità acquistate per effetto dell'aumento dei prezzi al consumo in controtendenza con quelli agricoli alla produzione che fanno segnare un deciso calo del 7% ad ottobre secondo i dati Ismea.
Ad esempio gli aumenti dei prezzi di pandoro (+15%) e pasta (+26%) evidenziati dall'Adoc non trovano giustificazione nell'andamento del grano le cui quotazioni sono praticamente dimezzate rispetto all'inizio dell'anno su valori inferiori a quelli di venti anni fa. Al Chicago Board of Trade, punto di riferimento per il commercio mondiale delle materie prime, dalla fine del mese di marzo, quando le quotazioni avevano raggiunto i 12,5 dollari per bushel, il prezzo del grano ha iniziato a crollare per raggiungere il valore minino di poco superiore ai 5 dollari per bushel a novembre.
La situazione è drammatica anche in Italia con il grano tenero che è sceso sotto i 16 euro per quintale e quello duro sotto i 22 euro per quintale, valori che non consentono di coprire i costi di produzione in forte ascesa (+56% in un anno per i concimi) e mettono a rischio le prossime semine e con esse anche le forniture per la pasta made in Italy.

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