Rincari della pasta, il Garante convoca i produttori
Il Garante sui prezzi, Antonio Lirosi, ha convocato produttori e grande distribuzione dopo che la pasta ha segnato ad ottobre aumenti del 32%. Mr Prezzi ha così approfittato per la prima volta dei nuovi poteri che gli sono stati conferiti dalla manovra triennale per tentare di correre ai ripari. Il 6 e 7 novembre, cinque dei principali gruppi di produzione della pasta incontreranno singolarmente Lirosi al ministero dello Sviluppo
economico per verificare le motivazioni dei rincari. I 5 principali pastai coinvolti, che da soli valgono i 2/3 del mercato, sono Barilla, De Cecco, Divella, Agnesi e Garofalo. Unanime la loro posizione: l'aumento dei prezzi, dicono, era obbligato per i rincari di farine ed energia. L'alternativa, dicono alla Barilla, sarebbe la chiusura, come già avvenuto per molti produttori. 
Per la Coldiretti è però grave che il dimezzamento del prezzo del grano dall'inizio dell'anno oltre ad aver provocato una situazione drammatica nelle campagne, dove non si riescono più a coprire i costi della coltivazione, non ha portato alcun beneficio ai consumatori di pasta che ha registrato aumenti vertiginosi del 32% ad ottobre secondo l'Istat.
I dati di mercato dimostrano - denuncia la Coldiretti - che è in atto una evidente speculazione sul piatto preferito dagli italiani con le quotazioni del grano che sono andate piu' giu' della borsa e oggi sono dimezzate dall'inizio dell'anno mentre la pasta di semola di grano duro è stata tra gli alimentari quella che addirittura ha subito i maggiori incrementi. Il rapporto Ref per Ancc-Coop stima che, per effetto dei rincari, gli italiani spenderanno solo per l'acquisto
di pane, pasta e derivati dei cereali 3,4 miliardi in piu' nel 2008, per un valore di circa 140 euro per famiglia. La pasta non accenna infatti a diminuire e ha raggiunto valori medi di 1,5 euro al chilo, secondo il servizio Sms consumatori del Ministero delle Politiche Agricole, nonostante il fatto che - sottolinea la Coldiretti - il grano duro sia oggi attorno ai 0,22 euro al chilo. All'inizio dell'anno la pasta - ricorda la Coldiretti - era a 1,4 euro al chilo mentre il grano a 0,48 euro al chilo e si è dunque verificato un progressivo ed ingiustificato allargamento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo. Una situazione drammatica nelle campagne per il forte aumento dei costi di produzione, del 56 % per i concimi necessari per fertilizzare il terreno, che sta mettendo in difficoltà - continua la Coldiretti - gli agricoltori italiani e il futuro delle coltivazioni Made in Italy con l'aumento della dipendenza dall'estero.
'Si tratta dell'evidente dimostrazione che- sostiene la Coldiretti - l'emergenza alimentare non si risolve con i prezzi bassi all'origine per gli agricoltori, perché di questi non beneficiano i consumatori e non consentono di coprire i costi di produzione e, nel lungo periodo, portano alla chiusura delle imprese e alla destrutturazione del sistema con immaginabili ripercussioni di carattere economico, sociale e sulla bilancia commerciale. Serve sui mercati una maggiore stabilità per chiudere le porte alla speculazione e consentire una adeguata programmazione della produzione ed una più equa distribuzione del valore nella filiera. Per questo la Coldiretti ha avviato un progetto per semplificare e razionalizzare la filiera e recuperare valore aggiunto alle imprese agricole.

