In oltre un anno e mezzo complicato, la crescita di McGarlet non si è fermata. Leader nell'importazione e nella distribuzione di frutta esotica, l’azienda con sede ad Albano S. Alessandro (Bg) ha tenuto il passo degli importanti cambiamenti occorsi nel comparto ortofrutticolo rispondendo sia alle sfide logistiche (contando su due poli logistici, uno a Bergamo e l’altro a Roma) sia ai mutati comportamenti di acquisto dei consumatori. «Il reparto alimentare, sebbene sia stato fortunato poiché non si è mai del tutto fermato, è stato chiamato a compiere un grande sforzo per garantire un costante afflusso di generi alimentari per il consumatore finale. Inoltre, L’ultimo anno e mezzo ha portato ad un cambiamento dei canali di distribuzione anche per la frutta esotica, potenziando senza dubbio la grande distribuzione e i distributori tradizionali legati ai mercati. Questi hanno sempre garantito il proprio servizio assicurando la presenza del prodotto richiesto del consumatore», ha affermato Luca Garletti, ceo di McGarlet.

Il mango McGarlet della linea Figaro Filiera Italia La pandemia non ha rallentato l'import di McGarlet, ma il vero driver sono i cibi salutari
Il mango McGarlet della linea Figaro Filiera Italia

 

La ricerca di cibi salutari traina i canali distributivi

Più nello specifico, per McGarlet i canali di commercializzazione della frutta esotica sono essenzialmente la grande distribuzione per il 50%, gli ortomercati per il 40% e l’Horeca per il restante 10%. Oltre alla frutta esotica di prima qualità, l’azienda si occupa anche della distribuzione di prodotti di IV gamma come macedonie ed estratti e «da qualche tempo abbiamo inoltre avviato una linea completamente dedicata alla frutta tropicale coltivata in Italia, la linea Figaro Filiera Italia», ha proseguito Garletti. Il tutto per rispondere a sollecitazioni ormai diventate strutturali fronte domanda: «Il 2021 sta proseguendo sull’ondata del precedente anno con un incremento della richiesta di quegli alimenti considerati particolarmente salutari per il nostro organismo. Oltre alla frutta fresca, riscuotono grande successo anche gli estratti di frutta, la linea Puto. Complice l’ondata pandemica, i gusti più richiesti dai clienti sono quelli particolarmente adatti al sistema immunitario. Molto successo l’hanno infatti i mix con la curcuma, senza dimenticare le referenze papaya-ananas-carota e kale-ananas-mela-spinaci», ha precisato Garletti.

Luca Garletti, ceo di McGarlet La pandemia non ha rallentato l'import di McGarlet, ma il vero driver sono i cibi salutari
Luca Garletti, ceo di McGarlet

 

La sostenibilità passa dalla riduzione della plastica nelle confezioni

Il trend salutistico fa poi il paio con la spinta verso la sostenibilità. Aspetto non di poco conto per un’azienda che importa prodotti da Sudamerica, Africa, Sudest Asiatico e Australia. Tratte difficilmente comprimibili per il buon esito del business. Per questo, McGarlet sta implementando sempre di più il proprio impegno per ridurre il più possibile l’uso di plastica nelle proprie confezioni. «La virata aziendale verso il bio-packaging prosegue con il lavoro iniziato lo scorso anno andando verso l’obiettivo dell’eliminazione in toto della plastica nella consapevolezza che gli imballaggi green permettono, secondo le ultime ricerche, di ridurre fino all’80% gli impatti. Nel 2021 tutti i prodotti della linea Gourmet sono stati confezionati con un’innovativa vaschetta in microonda riciclabile e biodegradabile realizzata in cartoncino proveniente da foreste certificate FSC. Tale modifica permetterà di evitare di produrre 500 mila vaschette di plastica e quindi di risparmiare almeno 15 mila chilogrammi di plastica ogni anno», ha concluso Garletti.

Fra le produzioni di punta di McGarlet c'è anche la IV gamma come estratti e macedonie La pandemia non ha rallentato l'import di McGarlet, ma il vero driver sono i cibi salutari
Fra le produzioni di punta di McGarlet c'è anche la IV gamma come estratti e macedonie

 

 

In Italia primi segni di inflazione?

Nel frattempo, rimanendo sulle produzioni Made in Italy, le rilevazioni sulle piazze all’ingrosso sottolineano un passaggio autunnale all’insegna dell’aumento dei prezzi. Due, in particolare, le causa: da un lato, come rivelato dalle analisi di Borsa merci telematica italiana (Bmti) c’è l’impatto del meteo sulle produzioni autunnali. Caso emblematico è quello delle pere: le gelate della scorsa primavera insieme all’alternaria, un fungo che da anni colpisce i peri, e la cimice asiatica hanno determinato una riduzione della produzione di pere, provocando un forte aumento dei prezzi rispetto a un anno fa. Nel dettaglio, le varietà più colpite risultano le pere Abate di calibro medio e grande con prezzi che si attestano rispettivamente sui 2,73 euro/Kg e 3,75 euro/Kg (+72,63% nel primo caso e +69,44% nel secondo rispetto al 2020). Dall’altro lato, l’aumento dei costi energetici che rischiano di tramutarsi in aumenti dei prezzi per le tasche degli italiani se si considera che nel Belpaese l’85% delle merci viaggia su strada e i costi della logistica arrivano ad incidere fino dal 30 al 35% su prodotti freschi per frutta e verdura.